Incontri ravvicinati del terzo tipo

HangLa fiera di Immagimondo è un viaggio intorno al mondo rimanendo fermi in un enorme capannone, un viaggio intorno al mondo attraverso gli occhi, le fotografie e i racconti di altri viaggiatori.
E come in tutti i viaggi capita di incontrare tante persone e alcuni di questi incontri si rivelano particolarmente intensi e speciali tanta è la ricchezza spirituale/emotiva che ne scaturisce, tanto è lo stimolo a proseguire o intraprendere il proprio cammino che instillano e tanta è la spontaneità con cui essi avvengono.Incontri avvenuti per caso, durati qualche ora ma che sembrano avere radici nella nostra storia comune e che di sicuro avranno ripercussioni nella nostra futura storia personale. C’è un proverbio irlandese (ma anche una citazione di un musical di Will Roger e una frase di WB Yeats… non ho ancora appurato quale sia la vera fonte) che dice: Un estraneo è solo un amico che non hai ancora conosciuto. Questo è verissimo e in alcuni mi verrebbe da aggiungere che “un estraneo è solo un amico che non hai ancora incontrato ma che in realtà conosci da sempre”.

L’incontro di Immagimondo è avvenuto grazie ad uno stranissimo oggetto. Un misterioso oggetto bombato di metallo traslucido a forma di disco volante… (da qui il titolo del post). Un oggetto che sfiorato o percosso da mani abili e decise ma altrettanto delicate è in grado di produrre suoni mai uditi, lievi e fluttuanti rintocchi quasi mistici.
L’oggetto in questione è un vero e proprio strumento musicale, l’Hang e la persona che ci ha permesso di incontrare si chiama Adam Gallina.
Ci siamo avvicinati a loro quando in uno stand stava avvenendo una Jam Session di percussionisti di vari paesi: un suonatore di Kora e Jambè dal Burkina Faso, un italiano con varie maracas, un africano con un grosso tamburo ricavato da un tronco svuotato e un altro italiano, Adam appunto, intento inizialmente a suonare su dei tamburi e poi accovacciato a terra a suonare l’oggetto musicale non identificato.
Nel “frastuono” provocato dai vari tamburi e maracas in pochi abbiamo sentito un suono leggerissimo, quasi impercettibile ma profondamente melodioso. Proveniva proprio da quella specie di stranissimo tamburo di metallo, appena sfiorato da Adam. Quando i tamburi hanno lasciato spazio a questo misterioso strumento tutti i presenti sono stati rapiti dalla sua melodia. E’ molto difficile da spiegare ma il suono prodotto è proprio un misto fra quello di un piccolo tamburo e un’arpa…

Ma parliamo di Adam, alto, barba incolta, foltissimi riccioli neri, camicia tipo tibetana, pantaloni a quadretti, sguardo quasi in trance e corpo in costante movimento attraversato dal suo personalissimo ritmo. Molti possono aver pensato al solito freakkettone soprattutto alla vista del suo calzino bucato ma poi ha stupito tutti, me compreso, quando ha svelato che il buco non era affatto segno di trascuratezza bensi utile e strumentale pertugio in cui sistemare una bacchetta per poter suonare un tamburello con il piede mentre era impegnato a suonare l’hang con le mani…

Il primo incontro viene interrotto dal termine della fiera, sono le 22:00 passate e i guardiani hanno gia spento le luci del capannone, anche se questo non ha fatto altro che aumentare l’atmosfera speciale di questo concerto improvvisato.
Il mattino dopo riincontriamo di buon ora Adam nel suo stand dove sono presenti i dipinti di suo padre, decine di strumenti raccolti in giro per il mondo e uno strano burattino. Iniziamo a chiacchierare facendogli i complimenti per la jam session della sera prima e chiedendogli chiarimenti sullo strano strumento da lui utilizzato. Ci spiega che l’Hang è uno strumento piuttosto recente, costruito con un elevatissima tecnologia da degli svizzeri dopo diversi anni di studi, ma che prende origine dallo Steel Pan, un tamburo dei Caraibi ricavato dai fondi dei barili di petrolio.

Dallo strumento passiamo a chiacchierare della sua incredibile capacità musicale, poi del nostro impegno con l’associazione, ovviamente di viaggi e di tanto altro. I discorsi scorrono spontanei e sono inframezzati da toccanti momenti in cui Adam riprende a suonare l’Hang per la nostra meraviglia. Nonostante sia di fatto uno strumento a percussione, esso presenta le 7 note della scala diatonica in Re (spero di ricordare correttamente e non sparare assurdità..) e in particolare rimaniamo affascinati dal suono delicatissimo del suo Si bemolle che ci sembra penetrare tra le costole e lo stomaco. Noi siamo semplicemente estasiati ma anche Adam sembra sinceramente e modestamente contento del nostro apprezzare con il cuore il suo talento. E’ davvero una persona straordinaria, per il suo talento musicale, e anche per la sua competenza teorica, ma soprattutto per il suo modo di essere, modesto, spontaneo, simpatico e profondo, in poche parole, libero. Ci sentiamo tutti a nostro agio e si chiacchiera a lungo.

Ad un certo punto tira fuori una scatolina con decine di scacciapensieri provenienti da diverse parti del mondo, cinesi, vietanmiti bulgari, ognuno con la sua tonalità e li riesce a suonare tutti con una intensità e un trasporto incredibile.
Io ho dietro il didgeridoo di Francesca e glielo mostriamo, spiegandogli la sua storia. Lui ne è affascinato e noi siamo ben contenti di offrire il nostro strumento al suo talento. Ci mettiamo a suonare insieme. O meglio, lui suona mentre io mi limito a fare qualche discreto e timido suono di sottofondo. Dopodichè decide di suonare le zucche africane. Ne ha almeno cinque di diverse dimensioni che immerse nell’acqua producono ognuna sonorità differenti. Si infila una bacchetta nel buco del calzino, si lega con lo scotch una piccola maracas all’altro piede e mentre con i due piedi crea un ritmo, con le due mani percuote le zucche. Incredibile ma ancora più incredibile è lo spettacolo che dedica poco dopo, a noi e ai presenti accorsi esterrefatti, quando decide di farsi reggere il didgeridoo dal padre mentre suona l’hang (sempre con la maracas scotchata al piede!!). adamgallina_hang_didegeridoo

Sono ormai trascorse alcune ore da quando l’abbiamo conosciuto ed è giunto il momento per noi di ritornare a Milano, ci complimentiamo ancora per tutto quello che è stato in grado di regalarci nel tempo trascorso insieme e ci congediamo con la certezza, e la speranza, di potersi riincontrare e magari organizzare qualcosa insieme.

Mentre torniamo a casa, io e Francesca ci sentiamo proprio bene, è successo raramente, purtroppo, da quando siamo tornati in Italia dalla Nuova Zelanda, di incontrare persone con le quali si manifesta subito una certa affinità e grazie alle quali riconfermare a noi stessi della necessità e della bellezza della convivialità. Allo stesso tempo rifletto sull’intensità del suo sguardo, che mi ricorda quello del nostro amico Ivan, anch’egli in giro per il mondo, e che un po’ invidio ad entrambi. Uno sguardo penetrante ma non invadente, con un forte bagliore di vitalità, che conquista, la vitalità di un animo libero slegato dalla paura per il futuro, dalla concretezza a cui la nostra società ci ha abituato e che ci soggioga nella nostre preoccupazioni quotidiane.

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1 Response so far

  1. 1

    […] percussionista Senegalese, un ragazzo italiano con le maracas e il percussionista/polistrumentista Adam Gallina con l’Hang. Il concerto è andato avanti magnificamente nonostante fosse del tutto […]


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