Dialogo nel Buio – Non occorre guardare per vedere lontano

dialogo nel buioDialogo nel Buio è una mostra molto particolare. Infatti è una mostra dove non si vede nulla.

In realtà non è nemmeno una vera e propria mostra ma una installazione, un percorso multisensoriale.
E’ un’esperienza che viene vissuta in totale oscurità, durante la quale siamo costretti a vedere e capire le cose con altri occhi.
Ma di cosa si tratta? Beh, cominciamo a dire che si può visitare presso l’istituto dei ciechi di Milano e che le guide che ci conducono negli spazi della mostra per tutta l’abbondante ora della sua durata sono tutte non vedenti.

Dopo la consegna dei bastoni e una breve introduzione, ci si incammina lungo un corridoio lungo e tappezzato di nero dove la luce si fa via via sempre più fioca fino a farci sprofondare nel buio più totale. E’ in questo momento che si fa conoscenza con la guida non vedente. Qualche momento di ambientamento e comincia l’esperienza che ci conduce attraverso diversi ambienti: bosco, mare, città, per concludere con il bar dove godersi un rinfresco o uno snack, sempre rigorosamente “alla cieca”, e commentare insieme l’esperienza vissuta.
Non spiego ulteriormente cosa c’è all’interno della mostra per non rovinare la sorpresa e la scoperta, basta solo dire che si viene catapultati in un mondo sconosciuto, meraviglioso e se vogliamo anche angosciante.

Non è una simulazione della cecità, anche se di sicuro è un ottimo modo per entrare in contatto in modo più umano e profondo con le persone colpite da questa forma di disabilità. E’ un invito a vivere una realtà, che è multisensoriale, ma che noi fortunati dotati della vista, sappiamo apprezzare quasi solo in funzione di questo dono. Una realtà che è però molto più complessa e più completa e soprattutto sorprendente.

Durante la mostra scopriamo quanto gli oggetti sono in grado di comunicarci in base al loro suono, alla loro consistenza, al loro rumore e al loro profumo. Scopriamo che senza l’immagine, senza le belle apparenze, senza la prima impressione creata da una prima rapida occhiata, i pregiudizi sono impossibili. Scopriamo che quello che conta sono i contenuti, l’intuito e la disponibilità. Disponibilità a prendersi tempo per vivere tutte le emozioni che la realtà che ci circonda trasmette, disponibilità a capire, e disponibilità ad aiutare.

Scopriamo anche che solo chi parla, esiste mentre chi rimane in silenzio scompare nell’oscurità, o si fa solo oscura presenza che possiamo solo percepire.
E’ per questo che una parte molto importante di questa avventura è proprio il dialogo. Il dialogo tra i presenti, vedenti, ai quali è bastato spegnere la luce per ritrovarsi ciechi e indifesi, e il dialogo con le guide non vedenti, che una volta tanto, non sono più i disabili, ma diventano il nostro punto di riferimento.

Inutile dire che questa avventura è stata insieme meravigliosa e sconvolgente. All’inizio abbiamo provato quasi terrore, immersi in un buio cosi totale come non avevamo mai provato. Ogni passo sembrava un azzardo, io mi sentivo costantemente all’erta, probabilmente camminavo chinato e teso con chissà quale paura di sbattere la testa contro qualcosa (cosa impossibile vista la perfetta organizzazione degli spazi). Anche le voci ci sembravano diverse, mi è stato riferito all’uscita che avevo un tono differente e parlavo ad un volume molto più alto del mio solito. Probabilmente essendo la voce l’unico mezzo per trovarsi e per far sentire la propria vicinanza o lontananza, inconsciamente ho sentito il bisogno di una qualche inutile compensazione.
La percezione degli spazi, vicino/lontano, ristretto/spazioso è completamente smarrita e possiamo solo fare affidamento al tatto, alla voce della nostra guida e dei nostri compagni e del nostro fidato e indispensabile bastone. Piano piano però si prende confidenza con la situazione, tutti gli altri sensi si riaccendono e comincia la meraviglia della scoperta. Posso solo dire che io ero sempre l’ultimo perchè non riuscivo a staccarmi da qualunque oggetto mi capitasse fra le mani tanta era la voglia di “sentirlo” e comprenderlo.
Alla fine dopo il bar, e l’ultima chiacchierata, si torna alla luce, gradualmente, ma comunque un po dolorosamente, ed ecco l’ultima sorpresa, concessa solo a noi: il volto della guida appare ai nostri occhi appena ritornati a vedere. E’ l’ennesima sorpresa perchè ognuno di noi all’interno se l’era vivacemente immaginata secondo chissà quali personalissimi parametri. Rimane per noi il mistero della reale immagine degli spazi e degli oggetti presenti all’interno ma anche questo serve a farci entrare in sintonia con la realtà dei non vedenti e, come tutta la mostra, si spera, a rafforzare dentro di noi il rispetto, la tolleranza, il dialogo e perchè no il fascino, per queste persone, che ogni giorno vivono la nostra stessa realtà attraverso sensi differenti e registrando nella loro memoria ricordi che non non possiamo nemmeno immaginare.

Una cosa che io ho notato all’uscita è stata che all’inizio gli occhi si affaticano per cercare di carpire qualche immagine nell’oscurità, ma dopo un pò quando ciò si rileva impossibile, scatta invece una fase di rilassatezza. Rilassatezza che io ho percepito anche a livello mentale nel giorno seguente. E ciò mi ha fatto riflettere su quanto la nostra vista, e di conseguenza anche il nostro cervello, sia costantemente sovrastimolato da un numero davvero eccessivo di informazioni. Se pensiamo infatti a quante pubblicità, cartelloni, scritte incontriamo ogni giorno e anche senza rendercene conto assorbiamo, ci possiamo rendere conto di quanta energia il nostro cervello possa spendere per interpretare/decodificare/immagazzinare informazioni inutili e/o nocive… Ma questo è un altro discorso.

L’ultima considerazione riguardo a questa splendida ed interessantissima esperienza riguarda il contatto fisico con dei perfetti sconosciuti: Muovendosi a tentoni, smarriti nel buio, indifesi e goffi, in molte occasioni ci si ritrova a parlare a pochissimi centimetri dal volto dell’altro, ci si scontra, ci si tocca o ci si prende per mano. Sono tutte sensazioni strane, un po imbarazzanti e un pò impacciate ma allo stesso tempo belle, spontanee e rassicuranti. Sensazioni che per diffidenza, paura, indifferenza, nel mondo reale rifuggiamo o respingiamo e quindi inevitabilmente ci perdiamo, cosi come ci perdiamo tutte le sensazioni tattili olfattive e sonore che costantemente trascuriamo in favore del nostro senso dominante, la vista.

La mostra si svolge in via Vivaio a Milano, presso l’istituto dei ciechi, costa 12€, (si è un pò tantino, ma ne vale davvero la pena), è aperta tutti i giorni ed è necessario prenotare. Buon Viaggio.

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1 Response so far

  1. 1

    eleonora said,

    ciaooo!!!
    hei, ma mica ce l’avevi detto che scrivevi così bene, hai descritto in tutto e per tutto quello che è successo anche a noi, tanto da farcela rivivere…le tue considerazioni sono davvero intense.
    se fossi un’organizzatore della mostra ti chiederei di poter pubblicare quanto hai scritto….hbe!forse scritto in brail diventa un po’ lungo :-)))
    all’uscita avevo acquistato una cartolina dell’alfabeto brail e poi a casa ho cercato di comporre delle piccole frasi, che casino di puntini!!!ma credo che esistano delle parole composte forse un po’ come era per la stilografia, certo che però nel mondo dei vedenti esistono veramente pochissimi aiuti, per ora ho notato solo i pulsanti dei piani degli ascensori .
    siamo contenti di avervi consigliato questa esperienza.

    ora che ho scoperto questo blog, sono curiosissima, penso che passerò la prossima ora a leggerlo, spero di rivedervi presto, appena il tempo diventa migliore ci facciamo sentire…o noi da voi o voi da noi, come sarà più comodo. baci
    eleonora e massimo


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