Il giusto e l’ingiusto – Jean Luc Nancy

il giusto e l’ingiusto coverIl giusto e l’ingiusto –  Jean-Luc Nancy
Ed. Feltrinelli  2007
€ 6.50 pg 59

Questo è un libro di filosofia. Ma prima di spaventarvi è bene precisare due cose:
– sono solamente 59 pagine scritte piuttosto in grande e consistono nella trasposizione di una conferenza;
– la conferenza di cui è la trascrizione è avvenuta in un teatro di fronte ad un pubblico di studenti e giovanissimi.

Quindi niente innumerevoli note a piè di pagina, nè noiosissime citazioni e rimandi storici ma un linguaggio semplice, chiaro e colloquiale.

Lo scopo di questa piccola lezione di filosofia è quello di esporre il significato di giusto e ingiusto, le differenze tra l’applicazione della giustizia come istituzione e il concetto di giustizia come ideale superiore di equità e rispetto di noi stessi e degli altri.
Le domande dei ragazzi toccano alcuni argomenti come le dittature, le guerre “giuste”, le diversità ideologiche delle fazioni politiche e l’autore riesce a gestire questi temi complessi senza che vengano sminuiti dalla leggerezza della sua esposizione. Il suo ragionamento parte appunto dalla distinzione tra giustizia come istituzione e giustizia come ideale, si serve per questo dei concetti chiave di uguaglianza e singolarità, passa attraverso la definizione di umanità come “riconoscimento reciproco come uguali” e si sofferma sulla difficoltà di determinare quali siano i bisogni essenziali di ciascuno e quanto proprio su questo si fondino la maggior parte delle ingiustizie che troviamo nel mondo o che ci sembra di subire.

I punti più stimolanti del libro sono quelli in cui l’autore dichiara con giochi di parole e funambolismi linguistici che la Giustizia non è giusta ed è giusto che sia cosi. Il significato di questa frase in apparenza sbalorditiva si spiega attraverso il diverso uso e concetto dietro alla parola giusto: “come equità e come esattezza”.

La giustizia non è, non può essere esatta in modo definitivo perchè, mutando i bisogni di ciascuno di noi, volti costantemente a migliorare la nostra condizione umana, materiale e spirituale, il concetto di soddisfacimento di questi bisogni in modo equo deve essere costantemente “aggiustato”, ridefinito. La giustizia quindi è e deve essere in continua evoluzione in modo tale da potersi sempre tener fede ai principi di uguaglianza in base al quale tutti gli uomini sono uguali e il principio / la necessità di differenza e singolarità che caratterizza ognuno di noi in quanto individui singoli speciali e unici.
La vera saggezza non è sapere di essere giusti o esserne convinti (al contrario questo può essere deleterio e pericoloso) e ritenere di non doversi migliorare per esserlo di più bensi riconoscere che la giustizia si fa solo in rapporto con gli altri e che non essa non è mai abbastanza. Riuscire a fare proprio fare proprio questo concetto significa già cominciare a essere giusti.

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