La decrescita felice. La qualità della vita non dipende dal PIL – Maurizio Pallante

La decrescita felice. La qualità della vita non dipende dal PIL – Maurizio Pallante
€ 12,00 Pg 134
Editori Riuniti 2005

La decrescita fa paura a molti, a destra e a sinistra, perchè viene erroneamente collegata a ristrettezze economiche, austerità e rinunce, ad un ritorno al passato e ad un utopico idealismo comunitario e bucolico.

Niente di più sbagliato. E questo libro di Maurizio Pallante che da anni si occupa di politica energetica e tecnologie ambientali analizza in modo esaustivo e semplice tutti gli aspetti principali connessi al ridimensionamento dell’economia nelle nostre vite e alla riduzione del prodotto interno lordo.
A partire dal semplice esempio dell’autoproduzione di yogurt prende in considerazione gli effetti della decrescita sulle nostre vite dimostrando quanto sia falso riternere che la diminuzione del Pil non possa essere accolta con gioia, che debba necessariamente comportare una regressione e soprattutto che non possa essere accompagnata da felicità e miglioramenti nella qualità della nostra vita.

Questo di Pallante, è forse uno dei migliori libri sulla decrescita che abbia letto finora, proprio perchè attraverso l’esempio dello yogurt passa in rassegna tutte le problematiche connesse al passaggio da una economia incentrata sulla crescita fine a se stessa ad una società della decrescità, della sobrietà e della convivialità.

Infatti se tutti cominciassimo ad autoprodurci yogurt è vero che avremmo un prodotto più sano, più economico e fatto con le nostre mani, che non ha quindi comportato il consumo di energia per il trasporto e di plastica per la confezione, e il cui ciclo non terminerebbe con il contenitore alla discarica. Ma è anche vero che avremmo assestato un duro colpo non solo al produttore di yogurt ma a tutta la filiera e a tutti i lavoratori ad essa collegata. I camionisti impiegati nel trasporto, i commessi dei supermercati, i pubblicitari. Enormi risparmi e decisamente meno inquinamento, ma anche tante aziende sul lastrico e lavoratori in mezzo alla strada. Questa semplice, seppur estremizzata considerazione, rende chiara la principale critica alla decrescita. Meno consumi = meno pil; meno pil = meno lavoro; meno lavoro = più povertà. Questo non è necessariamente vero e le alternative e le proposte dei teorici della decrescita sono moltissime. Il libro non è esaustivo in questo, ma è ottimo per iniziare ad interessarsi al tema della decrescita senza dover affrontare saggi ben più intricati e impegnativi.

Ma ecco alcuni spunti tratti dal libro, per saperne di più poteva anche consultare il sito del Movimento Per La Decrescita Felice, fondato dallo stesso Pallante:

Il prodotto interno lordo, non misura l’incremento di beni prodotti da un sistema economico, ma l’incremento delle merci scambiate con denaro. Non sempre le merci sono beni (la benzina consumata in più a causa del traffico congestionato di certo non è un bene, come non è un bene l’acqua in bottiglia che siamo costretti a comprare se le nostre falde sono inquinate) e non necessariamente i beni sono merci (i prodotti del proprio orto, i lavori fai-da-te in casa e la cura dei propri figli). Fare scelte esistenziali in ottica di decrescita significa ridurre la quantità delle merci nella propria vita, sostituendole il più possible con beni.

Questo può avvenire attraverso la sobrietà, l’autoproduzione e gli scambi non mercantili basati sul dono e la reciprocità. La prospettiva della decrescita comporta inoltre la riscoperta e la valorizzazione di stili di vita del passato, abbandonati in nome di una malintesa concezione del progresso. Riscoprire un sapere e un saper fare che sono stati abbandonati perchè non finalizzati ad accrescere le quantità, costituisce un enorme passo nella riappropriazione del nostro capitale culturale e verso l’emancipazione dalla subordinazione alle leggi del mercato. Maggiore è la quantità di beni che si sanno autoprodurre, minore è la quantità di merci che occorre comprare, meno denaro occorre per vivere. Occorrendo meno denaro per vivere saremo meno dipendenti dal lavoro e avremo maggior tempo da dedicare a noi stesso, ai nostri cari e, infine all’autoproduzione di beni e servizi (avviando così il circolo virtuoso della decrescita).
Non è però pensabile autoprodursi tutto, quindi non è vero che la decrescita e l’autoproduzione consista in un individualismo autarchico. Al contrario si fonda sui legami sociali, che mentre vengono distrutti dagli scambi mercantili, vengono sviluppati e rinsaldati dallo scambio di conoscenze, dal dono e dalla reciprocità ( che si fonda sulle seguenti tre regole non scritte: l’obbligo di donare, l’obbligo di ricevere e l’obbligo di restituire più di quello che si è ricevuto.)

Quello che però si dimostra in ultima analisi condizione necessaria alla costruzione di una nuova società della decrescita è un cambio radicale di mentalità. Spesso consideriamo come un migliore stile di vita il passare l’inverno in maglietta in una casa riscaldata a 25 gradi, (magari aprendo anche le finestre per il troppo caldo!), piuttosto che tenere una temperatura di 18 gradi e indossare un maglione; oppure l’andare a lavorare in giacca e cravatta perchè c’è l’aria condizionata e non si sentono i 35 gradi che ci sono fuori dall’ufficio, invece di vestirsi leggeri e rinunciare all’aria condizionata (o perlomeno ridurre lo sbalzo e i consumi).
Entrambi gli esempi, dimostrano come la logica nell’ottica “progressista” della crescita sia ribaltata e scivoli nel non senso pur di garantire un incremento dei consumi (consumare energia per il riscaldamento e stare svestiti in inverno, consumare energia per il raffreddamento e vestirsi in modo innaturale d’estate..).
L’autoproduzione deve essere finalizzata non al risparmiare soldi per acquistare in alternativa altre merci inutili o dannose, ma per riappropriarsi del proprio tempo, di competenze perdute, ridurre i tempi di lavoro, e per sottrarsi al meccanismo della crescita che obbliga a consumare sempre di più per produrre sempre di più e produrre sempre di più per consumare sempre di più.

In tutto ciò la sobrietà, intesa come riduzione dei consumi e come acquisto di merci in funzione di bisongi reali e non indotti, privilegiando quelle prodotte col minor impatto ambientale, che hanno percorso meno kilometri, fatto consumare meno energia, e che producono meno rifiuti, è, oltre che una virtù, una manifestazione di intelligenza e di buon senso.

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4 Risposte so far

  1. 1

    […] Per scoprire quante cose si possono autoprodurre tenetevi aggiornati con la nostra sezione interamente dedicata all’autoproduzione e leggete questo post […]

  2. 2

    […] Ma soprattutto stiamo mangiando qualcosa fatto da noi, sicuro e sano (altro che probiotici e simili..), e contribuiamo a non inquinare l’ambiente con vasetti di plastica e trasporti su strada per migliaia di km. Insomma una scelta davvero consigliata, per la salute, per l’ambiente, per il portafoglio e per la vostra soddisfazione personale. In più se volete sapere gli effetti dell’autoproduzione di yogurt in termini di decrescita, leggete questo post! […]

  3. 3

    […] cambiare o ridurre non fornisce proposte concrete per la sua attuazione. Questo in parte è vero, molti dei libri sulla decrescita propongono di ridurre consumi, ridurre gli sprechi, ridurre l’impatto sull’ambiente e […]


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