A cosa serve la cultura – Quattordici contributi (AAVV)

A cosa serve la cultura -Quattordici contributi (AAVV)
€ 8,00 pg 157
Il Saggiatore Tascabili 2008

In questo periodo in cui la cultura viene considerata dai più come una cosa noiosa da intellettuali elitari, oppure al contrario come un oggetto di consumo per l’intrattenimento della massa (non a caso spesso si parla di prodotti culturali), in cui la scuola è oggetto di critiche, polemiche, e attentati politici, in cui spesso si tende a confondere la Cultura con l’Istruzione, forse la domanda “A cosa serve la cultura?”può essere uno spunto per riflettere meglio su tutto ciò che consideriamo cultura, educazione e sullo scopo che ci si prefigge quando si parla di diffondere la cultura.

La Cultura viene concepita come formazione individuale, come attività che consente di “coltivare” l’animo umano. Ma può anche anche essere concepita come il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo. In questo caso non riguarda solo il singolo e l’individuo, nè necessariamente può essere ridotta ad un processo di acculumazione quantitativo di competenze. In questo caso concerne anche la collettività di cui fa parte e considerata l’esistenza di diversi gruppi etnici o raggruppamenti sociali il concetto può ovviamente essere declinato al plurale.

L’Istruzione consiste invece nell’insieme di tutte quelle compentenze e cognizioni che costituiscono la base della cultura di un individuo. La cultura è quindi un concetto decisamente pù ampio e che non non si esaurisce attraverso una seppur adeguata istruzione. Nella società attuale, in cui tutto ruota attorno all’economia e alle teorie sviluppiste, quando i due concetti di cultura e istruzione, non vengono sminuiti e confusi, essi vengono perlomeno ricondotti a mero intrattenimento l’uno e a capitale rivendibile nel mercato del lavoro l’altro. (e questo spiega la crescente attenzione dei ministri per l’istruzione a riforme improntate sull'”utilità” della formazione, su accordi scuole-aziende, sulle materie tecniche, su percorsi di stage ecc ecc)

Ma quindi se la formazione professionale, è e deve essere considerata differente dall’Istruzione, e se l’Istruzione è solo la base su cui si sviluppa la Cultura, cos’è la Cultura ma soprattutto a cosa serve?

In questo libro edito dal Saggiatore per festeggiare il cinquantenario della casa editrice, quattordici intellettuali provano a rispondere secondo punti di vista che vanno un po più in profondità della banale frase con cui Il Giornale ha liquidato libro e questione (A cosa serve la Cultura? A non fare domande sceme!)

Per quel che mi riguarda, partendo dal presupposto che “il porsi delle domande, è sempre indice di intelligenza”, le premesse per un saggio sul tema dell’educazione davvero interessante e “utile” c’erano tutte. Purtroppo devo dire che invece sono rimasto molto deluso. Deluso perchè molti, troppi contributi sono davvero insostenibili, noiosi, accademici e spesso poco attinenti alla domanda specifica (forse perchè non sono tutti scritti attuali ma rimaneggiamenti di precedenti interventi durante seminari o interviste su tematiche simili). Inoltre questi scritti rappresentano appieno, l’approccio elitario alla cultura dell’intellighenzia di sinistra (per usare frasi care al Giornale…) e lo scollamento fra la realtà accademica e una cultura senza essere alta non deve necessariamente finire per essere popolare e di massa.
Ecco invece alcuni estratti degli interventi che del libro si salvano:

  • In “A cosa serve l’i-cultura? Ovvero a cosa serve la cultura per lavorare in un call-center? Franco Fabbri analizza il passaggio dalla cultura di elite alla cultura di massa per arrivare alla i-cultura, nel senso di incultura globale (dove la i- puo stare per internet ma anche per industria e ignoranza). Di fronte alla i-cultura, che presenta come aspetto principale quello del rifiuto del sapere critico. la domanda A cosa serve la cultura trova per contrasto la risposta nell’essere l’unica forma rimasta a nostra disposizione per resistere.
  • In “La simmetria dello sguardo in un mondo globale e i diritti umani” di Sebastiano Maffettone riflette in modo molto originale sulla questione dei diritti umani, e sulla loro pretesa, o meglio sulla pretesa da parte della società occidentale, a considerarli diritti universalmente condivisi.
  • Altro intervento che in questi tempi assume particolare rilievo è quello di Peter Singer “La cultura della libertà intellettuale” che racconta delle sue esperienze di seminari e convegni boicottati in mezzo mondo da chi non voleva permettergli di parlare. E cita quindi Joh Stuart Mill quando parla di coloro che desiderano negare il diritto di mettere in dubbio un idea, non tanto perchè siano convinti della verità di un’idea quanto perchè tale idea è indispensabile per il bene comune.
  • Il più attinente al tema del libro è invece “Immagini della cultura” di Salvatore Veca :”Nella concezione di cultura coesistono vari saperi. Quelli che mirano a spiegarci come stanno le cose (prettamente scientifici), e quelli che mirano a comprendere e valutare come possiamo o dobbiamo convivere (prettamente umanistici). Il confine però è spesso sfumato e labile. Una ulteriore distinzione fra saperi riguarda quella fra saperi utili e inutili. Quelli utili sono quelli che ci consentono o ci prometto no di risolvere dei problemi considerati socialmente rilevanti. Secondo questa concezione la cultura quindi serve alla soluzione di problemi socialmente rilevanti che si promette di risolvere. Questa concezione di utilità della cultura però fa slittare il riconoscimento del valore intrinseco di validità e verità a quello di riconoscimento del suo valore strumentale. Se le teorie vengono valutate e interpretate come mezzi per la soluzione di problemi si tenderà a dire che sono vere solo perchè funzionano, non che sono funziona non perchè sono vere. “
  • Infine, “Lo storico come cittadino” di Howard Zinn può rivelarsi utile per farci riflettere su molte delle operazioni politiche che stanno prendendo piede, e consensi, in questi mesi riguardo immigrazione e sicurezza. “Il passato puo servire per farci scoprire possibilità che altrimenti non avremmo mai preso in considerazione, può metterci in guardia e ispirarci. Indagando il passato possiamo rimettere in discussione i miti che influiscono sul modo in cui agiamo oggi. Ma non deve al contempo limitare la nostra capacità di immaginazione. Il passato, la storia ci deve suggerire ciò che può essere ma non ciò che deve essere.
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1 Response so far

  1. 1

    […] con scritte bianche e punti di domande viola, pongono ai passanti quesiti riguardanti la cultura, la sua “utilità”, il suo rapporto con la politica, con la religione, con il potere e con la nostra quotidianità. […]


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