Catechismo di ateologia – Paul Desalmand

catechismo di ateologiaCatechismo di ateologia. In cosa crede chi non crede – Paul Desalmand
€ 12,50 pg 238
Editore Piemme – 2008

Cio di cui abbiamo bisogno non è la volontà di credere ma la volonta di scoprire, che è esattamente il contrario. (Bertrund Russel)

Che si sia atei convinti in cerca di solide argomentazioni storiche e filosofiche a cui appellarsi durante discussioni con i credenti, oppure si sia credenti che vogliano capire le motivazioni dei senza dio e sondarne la moralità, oppure si sia semplicemente scettici e curiosi, questo libro di Desalmand è assolutamente imperdibile.
Che lo si possa apprezzare e condividere, invece ovviamente dipende dalle posizioni di partenza con le quali si affronta il libro. Penso proprio che un credente possa ritenersi offeso da gran parte del libro e persino trovare difficile giungere alla fine.

Infatti frasi come “Dio offende la ragione”, “Dio non è altro che la proiezione delle aspirazioni dell’essere umano” (Feurebach) oppure ( riguardo alla sofferenza e all’ingiustizia nel mondo ) “la sola scusa che Dio ha, è che non esiste” (Stendhal) non sono facili da digerire nemmeno per il credente più disponibile alla comprensione e al dialogo.

o Il libro ci va giù pesante, sebbene non sia caratterizzato dalla stessa vena polemica del Trattato di Ateologia di Onfray o Dio non è Grande di Hitchens, ma quello che ho trovato affascinante è il suo essere una summa coltissima del pensiero ateo nella storia dell’umanità.

Forse solo all’inizio è un pò noioso nell sezione dedicata alle “Definizioni” in cui in modo un po troppo “dizionaristico” espone i significati di Immanenza, Trascendenza, Dogma, Eresia, Agnosticismo, Ateismo, Deismo, Panteismo, Monoteismo e cosi via. Ma queste nozioni sono però indispensabili per comprendere appieno le posizioni e le sfumature nel pensiero di filosofi, intellettuali, scienziati e poeti dall’antica grecia fino ai giorni nostri.

Credo che questo di Desalmand sia uno dei migliori libri sull’ateismo e sulla religione che ho letto negli ultimi anni, proprio perchè non si basa sulla contestazione pedante e letterale delle incongruenze storiche dei testi sacri, o delle violenze perpetrate in nome di Dio, o dell’ipocrisia delle istituzioni ecclesiastiche. Certo, c’è spazio anche per questo, ma il suo punto forte è l’analisi filosofica supportata da una miriade di citazioni.

Questo non significa che si tratta di un libro di aforismi sull’ateismo e contro la religione, semplicemente nel ricostruire la storia dell’ateismo, le motivazioni che portano al rifiuto di Dio e le modalità di definizione dei valori l’autore espone i concetti di molti grandi della storia.

Ad ogni modo ritengo che se davvero qualche scettico o credente si avvicinerà al libro con onestà intellettuale non potrà fare a meno di rimanere stupito, stupito di quanti luoghi comuni ci siano riguardo agli atei e di quanto non sia vero che “senza Dio tutto è permesso” (Dostoevskij nei Fratelli Karamazov) e che i senza Dio siano anche senza moralità alcuna e oltretutto siano arroganti e presuntuosi.

Innanzitutto spiega Desalmand l’ateo non cerca di dimostrare l’inesistenza di Dio, perchè sa che l’impresa è vana quanto quella che si propone di dimostrarne l’esistenza. Vuole solo dimostrare le incoerenze e le deviazioni della parte avversa.

L’ateo cerca di superare l’aporia di Epicuro, cioè il dilemma, che io ho sempre avuto, pur con il timore di essere considerato un po infantile, di dare una spiegazione al male nel mondo: “O Dio vuol sopprimere i mali, ma non può. Quindi non è onnipotente. Oppure può ma non vuole. Allora è malvagio. Oppure ancora non può e non vuole. E allora è insieme malvagio e debole e ciò è per definizione contrario alla sua natura. Da dove viene allora il male e perchè egli non lo sopprime?”

L’ateo decide di fare a meno dell’ipotesi Dio per spiegare il mondo e per determinare il proprio comportamento e rifiuta la sua funzione consolatoria.
I suoi valori “non scendono dal cielo” e non vengono accettati passivamente e rispettati solo per timore della punizione divina (fatto questo che mette in dubbio, secondo le logiche Kantiane, il concetto stesso di virtù dei credenti).

L’ateo non è nichilista, semplicemente rifiuta i valori imposti dall’esterno, cerca e definisce in se e per sè i propri valori. L’ateo non è presuntuoso nè arrogante, l’ateismo è una forma di umiltà. E’ considerarsi come un animale, quale noi siamo in effetti, e poi assumersi il compito di diventare uomini. (Andrè Comte-Sponville)

Il duro compito di diventare uomini corrisponde al Sapere Aude usato da Kant come motto dell’illuminismo, consiste nell’avere il coraggio di usare la propria intelligenza. Consiste nel voler cercare dentro di sè, nel voler essere interamente uomo godendo della propria libertà e agendo in maniera tale che gli altri possano fare lo stesso.

L’ateo rifiuta tutto ciò che potrebbe ridurre l’uomo ad una cosa. Il valore supremo per lui è la persona umana, l’essere umano considerato come individuo ( concetto che si contrappone alla sottomissione a Dio e al far parte di un gregge ). Non ama le maiuscole: idee e valori come Dio, Nazione, Umanità, Razza Natura, Uomo, Progeresso, Partito finiscono sempre per simboleggiare qualcosa di astratto e spesso si rivelano molto pericolose.

I valori non devono essere necessariamente divini, possono e devono essere umani, e in fin dei conti tutta la morale si puo riassumere in poche semplici parole, che personaggi molto distanti fra loro hanno similmente espresso:

Tutta la morale umana è rinchiusa in poche parole: rendere gli altri felici come vorremmo essere noi e non fare mai a loro più male di quello che noi vorremmo ricevere (Marchese de Sade in “Dialogo tra un prete e un moribondo”)

Godi e fai godere, senza fare male nà a te, nè ad altri, ecco tutta la morale” (Nicolas Chamfort)

“Ama e fà ciò che vuoi” (Sant’Agostino)

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1 Response so far

  1. 1

    Laura said,

    Bel post, grazie.
    Non credo leggerò il libro, non ho le conoscenze giuste per capirlo a fondo e sicuramente, ad oggi, non ho la giusta attenzione da dedicargli.
    Giusto ieri mi sono imbattuta in un commento anonimo incattivito ad un mio post sul Natale in cui mi permettevo di dire che anch’io, anticlericale e forse un po’ atea, mi rendevo conto della schifezza consumistica di questa festa e mi infastidiva un sacco.
    Mi hanno attaccato dicendo che se mi ritengo atea non posso assolutamente parlare del Natale … viva la libertà di espressione!

    Buone feste con amici e famiglia
    Laura


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