Mostra di Alfredo Jaar: It is Difficult – Questions/Questions

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Da qualche settimana Milano è tappezzata di manifesti come questo. Neri, con scritte bianche e punti di domande viola, pongono ai passanti quesiti riguardanti la cultura, la sua “utilità”, il suo rapporto con la politica, con la religione, con il potere e con la nostra quotidianità. Per diversi giorni ho temuto che fosse una nuova trovata di viral o guerrilla marketing o qualche altro stratagemma pubblicitario di nuova generazione, invece ho poi scoperto che trattasi si di pubblicità, ma di una mostra dell’artista e film maker cileno Alfredo Jaar.

Approfittando dell’arrivo a Milano di un nostro caro amico all’estero per lavoro, compagno di numerose uscite culturali, una domenica mattina di dicembre abbiamo lasciato il bimbo dai nonni e ci siamo fiondati (avevamo giusto 3 ore di tempo tra una poppata e l’altra) all’Hangar Bicocca. Apertura prevista per le 11… arriviamo li circa alle 11:40 e sotto una pioggerellina fitta fitta leggiamo un cartello scritto a penna che ci dice che causa distacco della corrente nella zona l’apertura sarebbe stata posticipata alle ore 12! Vabbeh in fin dei conti si trattava solo di una ventina di minuti, fortuna che siamo arrivati in ritardo! Rimaniamo ad attendere mentre altri visitatori si aggiungono pian piano a noi. Alle 12 in punto arrivano anche le due ragazze della biglietteria, peccato però non avessero le chiavi!! Noi e gli altri visitatori cominciamo ad indispettirci, fa abbastanza freddo e la pioggerella è insistente, giro di telefonate tra i responsabili della mostra, la vigilanza e le ragazze della biglietteria, alla fine riusciamo ad entrare alle 12:30.. per fortuna l’attesa è stata ripagata con un ingresso omaggio!!

Ma veniamo alla mostra. Si tiene fino al 25 gennaio 2009 ed è’ suddivisa in due parti, una allHangar Bicocca e l’altra allo Spazio Oberdan (alla quale, per motivi di tempo abbiamo poi rinunciato). Filo conduttore della sezione di mostra allestita allo Spazio Oberdan sono le vicende e l’ immagine dell’ Africa e le sue relazioni con il mondo occidentale mentre all’ Hangar Bicocca saranno visibili le opere di forte impatto e grande dimensione.

Entrati nell’Hangar Bicocca rimaniamo a bocca aperta per l’immenso spazio dell’allestimento, in cui è ancora presente (e lo sarà in modo permanente) la monumentale opera di Anselm Kiefer “I Sette Palazzi Celesti”. Passiamo oltre e ci aggiriamo fra le 8 opere presenti, ognuna diversa dall’altra per linguaggi e strumenti utilizzati: sculture, installazioni, video, fotografie e lightbox. Tutte quante si pongono in modo critico di fronte a temi difficili e a fatti gravi come ingiustizie, genocidi, emergenze umanitarie. Sono opere molto particolari, che però lasciano davvero a bocca aperta e sconvolgono per i temi che affrontano.

Personalmente alcune opere non mi hanno molto emozionato a livello estetico quanto per l’idea e il messaggio che intendevano trasmettere, come ad esempio il video a logo for america dove l’artista mette in luce l’assurdo concetto secondo il quale parlando di America generalmente si fa riferimento ai soli Stati Uniti, mentre in realtè America è un termine che comprende tutto il continente dal Canada alla Patagonia…

alfredo jaar

Una mostra davvero consigliata anche se non proprio “leggera” visti i temi affrontati, non ci si trova davanti a belle opere che gratificano la vista e riempiono il cuore, ma inseriti in ambienti e di fronte ad installazioni che fanno vibrare e scuotere per il connubio fra estetica ed etica. Proprio l’obiettivo di Jaar che attribuisce fondamentale importanza a un ruolo attivo e socialmente responsabile della cultura. Ed è anche per questo che oltre alla mostra It is Difficult sia negli spazi della mostra sia online va avanti la mostra parallela Questions/Questions in cui alle domande poste dall’autore (quelle dei cartelloni neri in giro per la città ) possono rispondere e dare il loro contributo tutti i visitatori e gli utenti del web.

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