Leggere a tre anni – Metodo Doman

leggere a 3 anniGlenn Doman
Leggere a Tre Anni
I bambini possono, vogliono leggere

Armando Editore – aprile 2003
Libro , Pagg. 147
Formato: 13,5×21
Prezzo € 13,00

Anni fa Francesca lavorava in un asilo nido in cui veniva applicato il “Metodo Domanper insegnare ai neonati a leggere e contare. Non era particolarmente entusiasta di dover costringere i piccoli seduti davanti a lei mentre mostrava loro  dei cartelloni con delle grosse scritte sopra di cui ripeteva a voce alta nome e significato.  Anche io ero molto scettico quando a sera mi raccontava di queste lezioncine. Ci sembravano una inutile tortura finalizzata ad avere dei piccoli bimbi prodigio di cui i genitori avrebbero potuto vantarsi con amici e parenti.

Allo stesso tempo però Francesca era colpita da come in realtà la lezione fosse efficace e in parte anche ben accolta dai bimbi come routine quotidiana (in fin dei conti durava al massimo 15 minuti). I bambini “riconoscevano” le scritte e se quelli più grandicelli erano in grado di “leggerle” quelli più piccoli le sapevano perlomeno indicare.

Entrambi avevamo comunque ancora grossi dubbi.  Non ci convinceva affatto proprio la questione del saper leggere inteso come capacità di “riconoscere” delle  scritte:

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28 Risposte so far

  1. 1

    chiara said,

    Domanda n. 1: Ma se un bambino comincia a leggere a tre anni, quando va a scuola non si rompe le palle?

    Le altre domande le devo maturare…

  2. 2

    equAzioni said,

    Bella domanda. A dire il vero è la prima domanda che ci siamo posti anche io e Francesca. Ed è anche ora che abbiamo iniziato a giochicchiare con i cartoncini da lettura che ho preparato (a presto il tutorial..) il dubbio più ricorrente.

    In effetti è una delle prime domande a cui lo stesso Doman risponde nel capitolo “critiche e obiezioni”.
    E’ assolutamente probabile che un bambino che arriva a scuola sapendo già leggere finisca per annoiarsi. Come minimo.

    In realtà gli scenari drastici che mi immagino sono:

    Ale che si rompe le palle a sentire la maestra pronunciare tutto il giorno “Bambini, ripetete… A Albero!” e quindi diventa insofferente allo studio, alla scuola, sta irrequieto nel banco, e diventa così il bambino problematico della classe.

    Ale che immancabilmente alza la mano e risponde entusiasta ogni volta che la maestra chiede “Forza bambini, ditemi cosa c’è scritto qui…” e per questo diventa il cocco della maestra oppure le risulta odioso. In entrambi i casi sarà pesantemente oggetto di bullismo dai compagni

    Però, nonostante i dubbi, concordo con Doman quando dice che il fatto che potrebbe annoiarsi a scuola non deve farci desistere dall’insegnare ai nostri bimbi a leggere (ricordandoci sempre che la nostra finalità non deve essere allevare un piccolo bambino prodigio, ma dargli la possibilità di soddisfare anche tramite la lettura, la sua sete di conoscenza).
    Anche perchè questo dubbio può essere facilmente esteso a qualunque altro aspetto dell’educazione: la paura della noia, dell’invidia o del sentirsi diversi non dovrebbe mai farci deviare dai nostri ideali.

    Non posso rinunciare ad insegnare a mio figlio la gentilezza e la buona educazione solo perchè probabilmente i suoi compagni saranno quasi tutti teppistelli screanzati… Allo stesso modo se penso che leggere sia importante, oltre che bello e gratificante, non voglio privare mio figlio di questo utile piacere solo perchè la media degli italiani legge meno di un libro ALL’ANNO!

    Tu come ti sei trovata ad affrontare divergenze educative tra i tuoi figli ed i compagni? Ciao, a presto Davide

  3. 3

    equAzioni said,

    ciao chiara, confermo la risposta di davide. è un bel problema, lo so e hai ragione. tutto voglio fuorchè ale si annoi o addirittura si rompa o abbia “problemi” di qualsiasi tipo a scuola. non gli insegnamo a leggere, giocheremo a farlo. è diverso, ma in fondo allora dovresti parlare ai tuoi figli in modo “semplificato” perchè se no avrebbero un vocabolario troppo ampio….o a contare, insomma, per un sacco di cose è così. solo che il leggere risalta mooolto di più rispetto ad altre perchè più fuori dal comune (non all’estero!!)
    manca ancora tanto prima che vada a scuola…….(5 anni e mezzo…!!) e non è nemmeno detto che a quell’ora saprà leggere; insomma, non mi voglio assillare troppo. il nostro obiettivo NON è quello di farlo diventare il bimbo prodigio che a natale stupisce “a bacchetta” amici e parenti, bensì quello di offrirgli il massimo. sarà lui a cogliere, recepire, imparare una cosa piuttosto che l’altra. magari sbaglieremo e di sicuro non sarà la prima nè l’ultima volta….
    un’ultima cosa, chi prima e chi dopo, anche i tuoi figli hanno imparato a leggere un pò prima di andare a scuola quindi tu mi puoi dare un parere “vero”: per loro (ogni caso è a sè) com’è andata, come si sono trovati?
    a mio parere anche essere i piccoli di una famiglia numerosa come la tua è un’ottima palestra di vita, dove si ricevono stimoli di ogni tipo e dove per forza di cose è PROBABILE che imparino a fare molte cose precocemente, senza essere istruiti (anche se in realtà lo sono grazie ai “fratelli-maestri” più grandi)

  4. 4

    chiara said,

    Eccomi!
    Sì, dunque, in realtà tre dei mie figli hanno imparato a leggere prima di andare a scuola e due in particolare molto presto. Lorenzo l’estate prima di fare l’ultimo anno di asilo in montagna veniva una volta alla settimana in biblioteca con me e si prendeva tre libri da leggere (aveva cinque anni e leggeva libri di una trentina di pagine) e caterina (che ha quattro anni e mezzo adesso) legge lo stampatello e in parte anche il corsivo.
    L’unica che è andata a scuola ‘ignorante’ è camilla che non ha mai manifestato alcun interesse per lettere e parole, ma comunque in tre mesi a scuola ha imparato tutto.
    Come si sono trovati? Come i primi della classe all’inizio, naturalmente (ma solo all’inizio). Annoiati? Direi di no, perchè a scuola si deve imparare a stare seduti, a parlare solo alzando la mano, a rispettare gli altri compagni, a instaurare un rapporto con l’adulto, ad accettare le correzioni… tutte cose molto più difficili dell’imparare a leggere e a scrivere!!!
    Sul metodo Doman in primis ammetto di non conoscerlo a fondo; dopodichè ammetto che non mi corrisponde granchè…
    Io ho letto pochi libri di psicologia infantile e affini, ho agito sempre un po’ d’istinto coi miei figli e il mio istinto mi ha sempre detto e mi dice tuttora di lasciare che seguano naturalmente le loro inclinazioni, ciascuno con il suo tempo.
    Infatti non ho insegnato a nessuno a leggere, a contare, a fare addizioni, ho semplicemente risposto alle loro domande ‘mamma che lettera è questa? Mamma cosa c’è scritto qui? mamma quanto fa due più due? ecc. ecc.
    Camilla non mi ha mai chiesto queste cose prima di andare a scuola (non le è mai interessato), eppure settimana scorsa mi ha portato a casa una pagella di tutti otto e nove.
    Giacomo (il primo) a tre anni e mezzo a una festa ha sommato noi famiglia più i nonni e ha capito i rudimenti dell’addizione. A quattro anni faceva correttamente le addizioni fino al dieci (all’asilo era un po’ un fenomeno fa baraccone). Ora in matematica ha sempre 10 e la sua maestra riconosce in lui una certa genialità in questa materia, ma non penso che avremmo potuto insegnargliela noi…
    Insomma non so se sono riuscita a spiegarmi: insegnare a leggere a un bambino molto piccolo è sicuramente fattibile, su questo non ci sono dubbi, però mi sembra comunque un’ imposizione in un certo senso, una cosa che fa più piacere a noi genitori che a lui, il quale in fondo, finchè non manifesta un interesse personale (a tre, a quattro, a cinque anni, ma anche a sei) non ne ha bisogno.
    Detto questo, non è che trovo riprovevole una cosa del genere eh… assolutamente no; io non l’avrei fatto, nemmeno se avessi conosciuto il metodo, però voi fatemi sapere perchè è comunque molto interessante!

    PS Io ho imparato a leggere che avevo quasi sei anni (poco prima di andare a scuola) e sono sempre stata una divoratrice di libri, una che si iscriveva a tutte le biblioteche del mondo fin da bambina. Mio marito non ha letto niente, nemmeno cuore, nè i Ragazzi della via pal, niente di niente, eppure anche lui è andato a scuola che sapeva leggere e tra l’altro ha sempre avuto ottimi voti (a differenza mia). Ma la passione per la lettura evidentemente nessuno è riuscito a ‘suscitargliela’ più che insegnargliela. Ecco questa secondo me è una mancanza più grave, non è tanto importatnte dare la possibilità a tre anni piuttosto che a cinque di leggere, ma alimentare una passione per la lettura che poi rimane nella vita.

    SONO STATA SPIEGATA?

    Un bacione al bellissimo ale che comunque si merita di tutto e di più!

  5. 5

    equAzioni said,

    Ciao Chiara, allora… indubbiamente la cosa più importante è suscitare la passione per la lettura più che far imparare a leggere prima del dovuto. Anzi proprio la paura di arrivare ad avere un figlio che SA LEGGERE a 3 anni ma NON LEGGE a 10 – 20 -30 anni perchè è arrivato a odiare i libri (oltre che i genitori) è ciò che ci fa sospettare di più di tutte queste “pratiche educative”…
    Quello che speriamo di fare è giocare tantissimo con Ale offrendogli tanti stimoli su cui, se vorrà, potrà autonomamente sviluppare degli interessi. Il suggerire al bambino di contare quante persone ci sono alla festa è decisamente meglio di metterlo davanti ad un cartoncino con dei numeri, ma contemporaneamente preferisco mettergli ogni tanto davanti dei cartoncini con su scritto mamma, papà, naso, cane ecc piuttosto che scoprire che a furia di guardarsi intorno in città riesce a leggere nike, vodafone, burger king…
    (in fondo questo è stata la constatazione di Doman – se i bambini riescono ad imparare a leggere da soli grazie alle pubblicità, perchè non indirizzare la loro attenzione su dei contenuti un pò più validi?)
    ciao e a presto Davide

  6. 6

    chiara said,

    Davvero imparano a leggere grazie alle pubblicità?
    Sarà che i miei figli non vedono molto la televisione, se non DVD, e soprattutto non così piccoli… ma io questa cosa proprio non l’ho riscontrata.
    Sinceramente non saprei cosa li ha ispirati quando hanno cominciato a riconoscere le lettere e le parole… anzi anche le due che hanno cominciato a leggere da poco una parola come NIKE o VODAFONE non la riescono a leggere proprio perchè estranea al meccanismo di suono + suono (sillaba+ sillaba) che hanno imparato.
    Beh, ma comunque quelli che vedono così tanta televisione da impararne slogan e parole, dubito che siano dei grandi amanti della lettura e dei libri…

  7. 7

    equAzioni said,

    Beh, non ti saprei dire se ora imparano a leggere dalla pubblicità. Sul libro si riferisce alla pubblicità degli anni 60 che era molto più semplice e ripetitiva. Però non escluderei che il fatto di essere circondati da cartelloni con scritte enormi, di cui sentono spesso il nome, non li aiuti ad associare testo scritto e suono. Probabilmente ho citato le marche sbagliate perche tutte straniere, ma riguardo all’influenza della pubblicità mi era venuta in mente la Vodafone per una cosa buffa successa alla Frà quando insegnava l’inglese al nido: una mamma le ha fatto i complimenti per l’efficacia del suo insegnamento perchè il suo bimbo di un anno e mezzo continuava a ripetere Life is Now!! … …

  8. 8

    M di MS said,

    Anch’io ho comprato il libro di Doman e la prossima settimana proverò ad applicare il metodo. E poi vediamo un po’ come va. Tutto sommato credo che sia di gran lunga più noioso per il genitore che per il figlio. Infatti, il tutto funziona solo se c’è costanza, un po’ come togliere il pannolino. Mio figlio mi chiede spesso di leggere insieme i suoi libri e, indicando il testo scritto, vuole sapere “quale figura” sia. Mi sembra quindi un segnale di un certo interesse, tale da farmi provare. Quando racconto le mie intenzioni alle altre amme mi disapprovano. Invece, secondo me è proprio come dice Doman: l’educazione alla parola e ai suoni è spontanea fin dai primi giorni di vita, non si aspetta mica che il bambino sappia tenre in mano un microfono. Se c’è interesse perchè non provare? E non penso proprio che a scuola poi si annoino: la loro fame di conoscenza è enorme.

  9. 9

    […] discussioni sorte su diversi forum e in parte su questo blog in seguito al nostro post sull’insegnamento precoce a leggere , dopo una breve ricerca in internet abbiamo deciso di postare alcuni video che riteniamo molto  […]

  10. 10

    […] Tagged bambini, leggere, libri, umorismo Nonostante i nostri tentativi di insegnamento alla lettura precoce e la lettura ad alta voce di fiabe e libricini vari, mi sa proprio che l’unico modo in cui […]

  11. 11

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  12. 12

    […] vengono fatte alcune domande sul metodo Doman e sulla nostra esperienza con Ale riguardo all’ insegnamento precoce alla lettura.  Le spiegano che una trasmissione televisiva sulla famiglia deve girare una puntata che si occupi […]

  13. 13

    […] studio.  Purtroppo non c’è stato tempo a sufficienza per esporre appieno pro e contro del metodo Doman, e gli sguardi e i commenti degli ospiti in studio non erano certo a nostro favore,  speriamo […]

  14. 14

    lumachina said,

    mi trovo veramente a disagio tra queste discussioni cosi’ prive di contenuti. ho letto i libri di glenn doman che ho trovato su ibs, sono belli e commoventi, sono il regalo piu’ bello che si possa fare ad un bambino. questo metodo si cura dello sviluppo equilibrato del cervello, non sviluppo precoce. lo shock piu’ grande l’ho avuto leggendo il suo libro sullo sviluppo fisico, ha letteralmente spazzato via tutto quello che sapevo sulla cura dei neonati, praticamente le normali cure materne impediscono lo sviluppo fisico del bambino e di conseguenza lo sviluppo del cervello.
    dopo aver letto i libri che ho trovato mi e’ venuta voglia di denunciare i normali asili basati su vecchi schemi che impediscono il naturalmente magnifico sviluppo psicofisico dell’essere umano, ma creano volutamente degli uomini tarati e senza strumenti ne’ sicurezza interiore. cercate glenn doman su youtube e ditemi se quelli che vedete non sono bimbi stupendi. il metodo doman e’ il metodo del futuro, non del passato.

  15. 15

    sole said,

    Cara Francesca,
    io, personalmente, su questo argomento sono sulla sponda opposta. Cioè sono molto contraria a insegnare a leggere a bambini non solo al di sotto dei 3 anni, ma pure dei 6!

    Come si sarà ben capito da altri topic, io sono più per l’apprendimento spontaneo…e – diciamocelo – è difficile che un bambino di 3 anni spontaneamente venga a chiederci cos’è la tale lettera o come si legge la tale parola, a meno che non sia stimolato in quel senso.

    Devo dire che non ho avuto tempo di leggere con calma la pagina sul tuo blog, ma mi ha colpito questa frase.

    La prima domanda che spesso molti si pongono è “Perchè mai dovrei insegnare a leggere ad un bambino sotto i 3 anni?“ La risposta che Glenn Doman ci dà è semplicemente “ Perchè mai NON dovremmo?“

    Perché mai non dovremmo?! Perché il concetto di lettura (e scrittura) implica l’apprendimento di associazione segno grafico/fonema che è un concetto intellettivo che investe delle aree del cervello umano che in un bambino di 3 anni, ma pure qualsiasi età sotto i 6-7, sono ancora immature. Certo che il bambino apprende, ma sostanzialmente lo stiamo plasmando. Quanto c’è di SUO in questo apprendimento?
    Inoltre concentrare le energie in queste aree significa toglierle ad altre aree, compromettendo lo sviluppo armonico del bambino.
    Accaniti oppositori della lettura prima dei 7 anni sono gli steineriani, ma non sono gli unici. La pedagogia contemporanea si sta rivedendo in tal senso. Un tempo era considerato un pregio ANTICIPARE: se prima leggevano a 5 anni, percHè non a 4? E why not? a 3? Magari prima che parlino pure!!!!! Vogliamo battere un record?
    Ora si tende a considerare il bambino sotto vari aspetti che vanno al di là di quello solo intellettivo. Ha ben altre facoltà da sviluppare e c’è un giusto tempo e un giusto ritmo per ognuna di queste.

    Non so…a me sembra così assurdo, vantarsi di riuscire a insegnare a un bimbo così piccolo a leggere. Mi sembra un esperimento al pari di quello di insegnare a parlare ai pappagalli.
    E personalmente, oltre che pensare che non sia affatto utile, credo proprio che sia dannoso.

    Comunque, ripeto, in questa mia visione sono molto influenzata dall’antroposofia (che pure per altri aspetti non sempre condivido), quindi se vi interssa, potete trovare lì dei riferimenti.

    Sempre dal blog di Francesca, cito: …ricordandoci sempre che la nostra finalità non deve essere allevare un piccolo bambino prodigio, ma dargli la possibilità di soddisfare anche tramite la lettura, la sua sete di conoscenza.

    Ecco, la “sete di conoscenza” del bambino per me è fondamentale e, secondo me, il bambino ha sete di vita, del mondo, del mondo vivo, non tanto di quello scritto, raccontato, ma di quello che può vivere egli stesso, ha sete di esperienza e prima di tutto io cercherei di soddisfare QUESTA sua sete, che già non è facile soddisfare. Anzi, se solo si impiegasse la giornata a ster dietro alla loro “sete” non avremmo neanche più quei 15 minuti da dedicare al “metodo” per fargli apprendere questo o quello.
    Che so…anzicché fargli “leggere” che di notte ci sono la luna e le stelle, basta portarlo fuori e fargli alzare gli occhi al cielo (certo a Milano è difficile che veda qualcosa!!!!! Scusate, questa era cattiva 😈 ).

    E poi è vero che il cervello umano è solo minimamente utilizzato, ma vi sono tantissime altre potenzialità. Perché non curiamo allora l’ascolto, il tatto, l’olfatto, sensi che sono caduti in subordine rispetto alla vista? Perché non portiamo i nostri figli nella natura e li lasciamo ascoltare il fruscio delle foglie, i tonfi sull’erba, il cinguettio degli uccelli, lo stridio dei grilli; perché non gli “insegniamo” gli odori, i sapori?
    Pare che quando si tratta di “insegnare” qualcosa venga in mente solo la lettura, la scrittura e i numeri. E certo poi che il cervello umano si atrofizza!!!!!!!

    C’è poi un altro discorso: l’apprendimento del tipo descritto da Francesca, per quanto NON coercitivo, rientra comunque in un tipo di apprendimento PASSIVO. Noi vogliamo che i nostri figli si abituino a subire le informazioni? a riceverle passivamente? O vogliamo che siano parte ATTIVA del loro percorso formativo?
    Ciao
    Sole

  16. 16

    flores said,

    Ciao
    io sono della stessa opinione di Sole, non so molto delle varie teorie pedagogiche ma ad “istinto” un bambino mi sembra già abbia da imparare molto nel giro di breve tempo (star seduto , camminare, parlare, coordinare i movimenti ,et etc) dirigere i suoi sforzi verso una attivita’ che a quell’età e di fatto inutile mi sembra gratificante per i genitori, ma per lui ? a che pro? se anche sapesse leggere le lettere a meno di tre anni riuscirebbe a capire il senso della parola scritta e usarla per comunicare ? o si tratta di riconoscere un segno e dire : questa è la A…?
    oggi pomeriggio osservavo mia figlia (23 mesi ) che raccoglieva dei fiori e li infilava nei buchi della recinzione del cancelletto del giardino,lo scopo sembrava essere “decorare” il cancello, farli stare su : i primi avevano il gambo corto e cadevano nel vuoto, poco dopo ha capito che doveva lasciare il gambo lungo e faceva piu’ attenzione nella raccolta, poi con estrema cura li infilava nei buchi e faceva attenzione che la corolla restasse incastrata…. mi è sembrata una lezione di fisica sufficiente per una bimba piccola.
    Manu

  17. 17

    equAzioni said,

    Alcune premesse e precisazioni:

    I presupposti di Doman sono che:
    il cervello non legge nè ascolta ma riceve ed interpreta degli impulsi dall’orecchio o dall’occhio quindi l’attività e la capacità di discernere ed interpretare le parole,i suoni e i rumori non è poi tanto differente da quella di discernere ed interpretare stimoli visivi siano essi disegni o scritte.

    chiunque di fronte ad un bambino parla con un tono più enfatico, scandendo bene le parole, e ad un volume più alto, proprio per permettergli di ascoltare e capire i suoni – ma nessuno rapporta questo modo di porsi anche al testo scritto ( ed è invece proprio per questo che le scritte del Doman sono inizialmente giganti e poi progressivamente sempre più piccole…)

    i bambini sono curiosi e hanno sete di conoscenza – leggere è uno dei Tanti modi di soddisfare questa sete di conoscenza, quindi perchè non assecondarli in questo? (non a caso Doman parla principalmente di APPRENDIMENTO alla lettura e non insegnamento proprio perchè non deve esserci nulla di coercitivo ma esclusivamente una attenzione maggiore alle opportunità e agli stimoli offerti al bambino)

    Le principali raccomandazioni di Doman sono:
    “NON annoiate il bambino” – Non opprimete il bambino e non siate determinati ad insegnargli a leggere” – “Non siate tesi e siate sempre inventivi allegri e giocosi” – Non insegnategli prima l’alfabeto (non c’è nulla di più astratto della lettera A …)
    L’insegnamento alla lettura è una opportunità in più per dedicare del tempo al proprio bambino, se non si riesce a osservare queste raccomandazioni è assolutamente meglio interrompere le “lezioni” (almeno per qualche giorno/settimana)
    il tempo da dedicare all'”insegnamento alla lettura” è di circa mezz’ora “spalmata” su tutto l’arco della giornata , MAI consecutivamente.

    Sole: Certo che il bambino apprende, ma sostanzialmente lo stiamo plasmando. Quanto c’è di SUO in questo apprendimento?

    In un neonato o in un bambino piccolissimo, quanto c’è di SUO nell’apprendimento? Credo ben poco, TUTTO quello che impara è il risultato di un nostro “condizionamento” sia esso parlare, muover i primi passi, battere le manine, ecc ecc. Anche il semplice decidere di farlo giocare con (e quindi farlo imparare da) un gioco di plastica, di legno o della terra è un “dirigere” la sua attenzione.
    Capisco cosa intendi, ma allora non dovrei insegnargli ad andare in bici, a canticchiare, a lanciare un sasso in uno stagno, a meno che non sia lui a chiedermelo o abbia già iniziato a farlo da solo? Capisco e in parte condivido la “pedagogia dell’offerta” (mentre non conosco affatto Steiner e l’antroposofia) ma penso che tutto vada fatto con coscienza, buon senso e soprattutto equilibrio.

    Ultimamente ho letto un paio di libri molto interessantii, uno davvero splendido “Educazione e libertà (non c’è educazione senza libertà e non c’è libertà senza educazione)” di MArcello Bernardi e l’altro altrettanto valido ma un pò meno condivisibile “Elogio della disciplina di Bernard Bueb. Entrambi affrontano pro e contro dell’educazione autoritaria e dell’educazione permissiva.
    Nel secondo libro c’è l’efficace esempio dell’educatore come vasaio e dell’educatore come giardiniere: Il primo plasma – costringe – impone una forma che potrebbe non essere affatto quella dell’individuo da educare; il secondo fa in modo che ci sia il terreno giusto per crescere, porta il suo contributo alla crescita e con qualche bastoncino e qualche potatura indirizza lo sviluppo dell’individuo secondo le sue proprie qualità e particolarità. Io mi sento Giardiniere (ma bisogna vedere se ho il pollice verde.. 😮 )
    Bernardi però va oltre e sostiene che troppe volte si vuol fare dell”educazione una manovra di dominio, una sorta di addomesticazione mentre in realtà l’educazione non deve essere una pratica, un’operazione ma un rapporto.
    Secondo me / noi proprio qui sta il nocciolo della questione. Il rapporto – la relazione con il bambino. Posso essergli vicino e aiutarlo a conoscere il mondo ANCHE grazie alla letto-scrittura come potrei dimostrarmi assente e freddo lasciandolo sempre fare da sè senza mai intervenire per non “imporgli” la mia percezione del mondo…

  18. 18

    curry said,

    A Natale ad Angelica hanno regalato un computer per bimbi, lei e Cristiano (5 e 3 anni) hanno imparato tutte le lettere. Per la W c’era wurstel, e ogni volta che in tv c’era la pubblicità del film W su Bush Cristiano urlava Wurstel 😆

    Da quel poco che ho capito, credo che il metodo sia una cosa simile. Un gioco con le parole e le lettere. Io l’ho sempre fatto perchè lettura e scrittura sono sempre state la mia passione fino a essere il mio lavoro, quindi in casa mia ci sono libri in quantità. E magari loro riconoscono anche le parole Barbapapà o mamma o cose così.

    Però, onestamente, non credo faccia molta differenza. Avranno più familiarità con le parole, certo, come qualcuno altro avrà dimestichezza con animali o piante, cose per cui io son negata. Però, alla fine, un bimbo di 6 anni a scuola in un anno sarà alla pari di chi ha cominciato a leggere a 3, mediamente.
    Io sono andata a scuola che sapevo leggere, ma solo perchè ero tanto appassionata di libri che piano piano con mia mamma ho imparato. Ma non è che leggevo romanzi.

    Insomma, anch’io ci vedo principalmente una soddisfazione dei genitori. Poi magari danni non ne fa, questo non lo so, però non ne vedo una grande utilità

  19. 19

    equAzioni said,

    noi non ci aspettiamo , continuiamo a ripeterlo, nessun risultato, e non abbiamo come finalità avere un bimbo prodigio da mostrare vantandocene ad amici o parenti. non lo facciamo per soddisfazione ne orgoglio, ma solo perchè ci piace leggere e perchè leggere è bello e utile. e anche un bambino di 3 anni puo trarne benefici
    se danni non ne fa, anche se non fosse utile, è un modo in più per stare col proprio figlio giocando ed imparando, un modo FRA i tanti, INSIEME ai tanti
    non il solo, non uno al posto di un altro e la finalità non è poi farlo star li a leggere tranquillo e da solo, ma godere tutti insieme del piacere di un bel libro
    è diverso ma i pediatri da anni vanno parlando dei benefici della lettura ad alta voce
    noi vediamo la lettura ad alta voce , l’avvicinamento al libro e l’apprendimento precoce come un tuttuno naturale
    se gli leggo delle storie lui si interesserà al libro e ai caratteri stampati, e quindi avrà soddisfazione dall’interpretarli
    e quindi x lui imparare a leggere sarà un gioco, una cosa bella piacevole ed utile
    non vediamo alcuna differenza tra la gioia che prova a riconoscere un disegno e la gioia che proverebbe a riconoscere una parola
    e quindi non c’è alcuna differenza tra lo spiegargli che il disegno di una mucca o di un areoplano è una mucca o un areoplano. e che la parola MUCCA o AREOPLANO significano mucca o areoplano

  20. 20

    equAzioni said,

    x noi è nato proprio così, dall’amore che noi abbiamo x la lettura cosa che la > parte della gente trova noioso x gli adulti, figuriamoci x un bambino
    un bambino che legge un libro o è costretto oppure, poverino, è proprio un bambino serio, non gli piace giocare….
    questi sono in genere i commenti tipo

    il problema sta tutto lì: non avere aspettative
    imparerà a leggere? bene. non imparerà a leggere “prima” e lo farà a scuola? ancora bene! che problema c’è

    a te piace leggere. pensi sia giusto leggere delle storie ad un bambino?lo fai solo perchè da grande diventi un accanito lettore, hai aspettative? ….non credo. penso piuttosto che tu gli voglia passare tutto ciò che credi sia bene, che possa servirgli per farlo crescere
    non so se mi spiego. paragonalo a qualsiasi altra attività….perchè si trova strano questo e non tutto il resto, tutti gli stimoli che si danno ai bambini(camminare, parlare, battere le mani, cantare……qualsiasi cosa!)
    francesca

  21. 21

    sole said,

    Su questo non sono d’accordo: sia la mucca vera che il disegno di una mucca sono qualcosa di concreto. Le parole, al contrario, sono concetti astratti. I concetti astratti per loro stessa natura richiedono un impegno differente per essere acquisiti e assimilati. Uno sforzo della mente che può anche essere eccessivo per un bambino troppo piccolo.
    Ripeto: coinvolgono aree del cervello che in un bimbo di tre anni sono ancora troppo immature.

    Diversissimo è il discorso della lettura ad alta voce, cioè del leggere ai figli qualsiasi cosa, che sia una fiaba, o il romanzo che ci sta appassionando. Sono pienamente d’accordo nel passare ai propri figli l’amore per la lettura, ed è certo che, a un certo punto, mentre gli leggiamo la sua fiaba preferita dal libro, lui improvvisamente scoprirà che sul libro ci sono dei segni e che noi seguiamo proprio quei segni nel leggere. E ci chiederà cos’è questo? Ed ecco il suo primo approccio con la lingua scritta! Se la domanda viene SPONTANEAMENTE da lui a 3 anni, non è che io mi tiro indietro, rispondendo: “no, niente, non ti preoccupare!” Risponderei: “qui c’è scritto bimba, o cane, o mamma, o quello che è”. Può essere che la risposta per lui sia sufficiente, la immagazzina, la mette da parte, la userà più avanti, oppure che voglia indagare meglio. Mi farò guidare da lui. Ma non sarò io ad approfondire, dicendo: “Vedi? C’è scritto M-A-M-M-A”.

  22. 22

    sole said,

    Ciao Davide,
    in realtà questo è un presupposto di Doman, ed è forse vero che un tempo veramente ci si rivolgeva ai bambini come se fossero scemi o mezzo sordi, alzando il tono della voce, scandendo le parole, usando nomignoli stupidi anzicché le giuste denominazioni delle cose.
    La tendenza attuale è invece quella di non considerare i bambini dei “subumani”, ma persone a tutti gli effetti e dunque di rivolgersi a loro esattamente come ci si rivolgerebbe a un adulto: non solo con lo stesso rispetto, ma anche con la convinzione che dall’altra parte c’è un indivisuo che capisce quello che diciamo, anche se non è ancora in grado di riprodurre il nostro linguaggio.
    Io non mi rivolgo alle mie figlie diversamente da come faccio con altri, NON PARLO A LETTERE CUBITALI, perché non sono sorde. Da quando hanno cominciato a muoversi indipendentemente (prima gattonando, poi camminando), chiedevo loro di andarmi a prendere qualcosa che mi serviva nell’altra stanza, che so, ad es: “Mi vai a prendere il cappello che ho lasciato sulla scrivania?” E loro ci andavano, anche se non sapevano dire CAPPELLO, né tanto meno SCRIVANIA, ma sapevano cosa voleva dire.
    Questa idea di dover parlare ai bambini in maniera diversa ha alla base la convinzione che i bambini siano qualcosa di MENO rispetto agli adulti e ne va di conseguenza che il buon adulto si senta in dovere di aiutare il bambino ad assomigliare all’adulto riversando in lui tutte le proprie competenze, senza tener minimamente conto del fatto che il bambino stesso ha le SUE di competenze.

  23. 23

    curry said,

    Io mi rendo conto che non sono così esperta da poter rispondere nel dettaglio, non so che differenze ci siano nel cervello tra il riconoscere un disegno o una parola. Credo che il metodo, se fatto con la voglia dei genitori di stimolare, non sia dannoso, anzi sia comunque uno stimolo d’amore e come tale vada preso.

    Io dicevo che non vedevo utilità nel senso che non credo serva un metodo. Ai bambini solitamente piacciono molto i libri, ad Angelica in particolare (lo hanno notato le maestre all’asilo), e quindi credo si avvicinino comunque alle parole. Che a ogni spazio corrisponda una parola diversa, come a ogni micropausa nel discorso corrisponda una parola diversa, è cosa che credo imparino con la confidenza coi libri, senza che si debba applicare un metodo.
    Angelica ha imparato le lettere con un tappetino lavabile con su l’alfabeto: invece di disegnare le copiava e mi chiedeva cos’erano. Cristiano giocava con sua sorella col computer. Non sono metodi, però hanno funzionato.

    Io non sono contraria ad avvicinare i bambini alla scrittura a quasiasi età, credo solo non sia necessario un metodo scientifico.

  24. 24

    sole said,

    Tutto quello che impara è il risultato del nostro condizionamento? Proprio tu che fai EC mi dici una cosa simile? Non sei forse pure tu, Davide, a imparare insieme a tuo filgio e addirittura DA tuo figlio? Quando cerchi di capire quando deve far pipì, sei TU che lo obblighi a farla quando fa comodo a te o è lui a darti il segnale: mo sto per farla?
    Lasciando poi da parte i biogni fisiologici che sono un discorso a parte, comunque per me “lasciar libero” un bambino significa appunto NON FARLO GIOCARE con me o con questo e quello, ma lasciare che sia lui a prendere iniziativa e a decidere se giocare col tale gioco, se “leggere” il tale libro (le mie “leggono” senza riconoscere le parole, ma col libro davanti raccontano delle storie fantastiche!), se correre fuori o se starsene a oziare.
    Le mie le ho sempre lasciate libere così: non ho mai proposto niente. Ovvio fanno parte della mia vita, quindi non sempre sono completamente libere, nel senso che, se ad es devo uscire, loro vengono con me anche se sul momento magari vorrebbero starsene a casa. Ma per quanto riguarda le attività, spesso l’iniziativa parte proprio da loro. E ti assicuro che questo non le ha rese delle ritardate, anzi sono molto autonome e hanno una forte autostima. Credo che AUTONOMIA e AUTOSTIMA siano obbiettivi di gran lunga più importanti e duraturi rispetto al semplice risultato immediato.
    Questo volergli INSEGNARE tutto significa anche, come ho già detto, metterli in posizione PASSIVA, loro subiscono l’educazione, non ne sono artefici. Che tu sia vasaio o giardiniere sei TU la parte ATTIVA e loro li consideri solo materia che deve acquistare forma nelle tue mani.

    Io, invece, non voglio essere giardiniere, ma mi piace assistere alla selva intricata e rigogliosa delle loro giovani vite. assisto alla loro VITA e me ne beo!
    Credo che meno ci metto le mani, meglio è! La loro vita per me non è un giardino all’inglese, tutto curato e artificioso, ma un’ esplosione di vegetazione incontaminata, un bosco, nel quale loro possono decidere se farmi entrare, ma io non tocco niente!!!
    Baci
    Sole

  25. 25

    osmanto said,

    …..giocare all’irrinunciabile calcio….
    preferisco che inizi a leggere che a dare calci ad un pallone.
    (noi odiamo il calcio come business, non come sport di quartiere).

  26. 26

    giu said,

    ciao a tutte, mi chiamo MARZIA
    ho scoperto il metodo in un gruppo yahoo e ho letto i mess di una mamma che lo pratica con la figlia dal’età di 3 mesi in un’altro forum.
    ci sono diversi blog che ne parlano…

    non l”ho adottato come metodo con Giulia di 3 anni e nemmeno con Ilaria di 6 mesi xrchè mi è subito sembrata una forzatura mostrare “dei cartelli” alle bambine..
    xrò devo amettere che giulia più volte mi ha indicato delle scritte! x sapere il significato..conosce ormai a occhio i marchi famosi e li “legge” di conseguenza..
    leggiamo insieme le scritte belle grandi dei cartelli o dei libri e mi sembra molto interessata.

    quello che più mi ha colpito di questo metodo è il modo in cui il bambino apprende a leggere..molto simile al vecchio metodo “globale relativo”.
    consiste principalmente nel leggere insieme al bimbo le “parole” .
    anzichè insegnare a leggere con le lettere..poi sillabe..ecc..che mete in difficoltà molti bambini xrchè non comprendono bene quello che stanno imparando anche a 7 anni!!..
    leggere insieme ai bimbi le parole permette loro di imparare a leggere “leggendo quello che più interessa”..x poi approfondire anche le sillabe e le lettere in questo contesto…imparano in modo intuitivo – autonomo ad apprendere la lettura!

    non applico questo metodo alla lettera
    xrò mi ha ispirato moltisSimo!!
    e mi ha aperto gli occhi sulla possibilità di poter come madre insegnare a leggere alle mie bimbe “condividendo” con loro anche la lettura.

    IN REALTà SONO MOLTISSIMI I BIMBI CHE A 2 ANNI AD ESEMPIO “IMPARANO A LEGGERE DA SOLI!
    xrchè l’ambiente che li circonda e pieno di scritte accesibili a loro..
    ci sono altri esperti che hanno “notato” la curiosità del bambino piccolo verso le scritte..e io devo dire che sia mia figlia che mia nipote manifestano questo interesse a 3 anni!
    x quanto riguarda la libertà, io devo dire che entrambe le mie bimbe sono state lasciate libere di fare…ma la maggior parte delle loro attività consiste nel seguire qualche “adulto” che lavora..sonom bimbe di appena 3 anni e sono sempre state seguite molto x lasciarle fare a loro istinto..
    ora vedo che hanno bisogno di avere stimoli da noi adulti!
    di vedere come si svolgono certi lavori..
    è poi con la loro esperienza nello svolgerli che apprendono..ma comunque “cercano sempre nuovi stimoli da seguire”..
    e io credo che i bambini abbiano comunque bisogno di vivere le attività degli adulti..e fionch’è sono così piccoli non le scelgono da se ma “le trovano x apprenderle”.
    e la lettura è una di quese attività!
    e un’ambiente stimolante è meglio di un’ambiente poco stimolante!

  27. 27

    la DOMANda non e "chi e", ma "xk" said,

    non mi piace x niente!
    ma di cosa stiamo parlando gia!!!!!!!!??????????????????
    ba boh!

  28. 28

    la DOMANda non e "chi e", ma "xk" said,

    non mi piace x niente!
    ma di cosa stiamo parlando gia!!!!!!!!??????????????????
    ba boh!

    ma ki e sta IGNORANTE!!!!!!!!!!!!!!!
    segno di riconoscimento:
    BA BOH!!!!!


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